
Trasformare il lancio prodotto in un’esperienza di gioco
Ottobre 1, 2026Synergy Studio
Raccontare una gara senza sapere quando finirà
Obiettivo
Raccontare un’ultramaratona di durata imprevedibile facendo percepire soprattutto il trascorrere del tempo e la progressiva eliminazione dei concorrenti.
Processo
Due operatori, una base logistica dedicata e un’organizzazione a turni hanno garantito riprese, backup e operatività continuativa per tutte le 37 ore di gara.
Risultato
Una narrazione completa nella quale il susseguirsi di giorno, notte e nuovi giri rende percepibile la dimensione della resistenza fino all’ultimo atleta rimasto.
Obiettivo
La Last Man Backyard Cervia è un’ultramaratona costruita attorno a una regola tanto semplice quanto estrema: ogni partecipante deve completare un percorso di 6,71 chilometri entro un’ora e presentarsi nuovamente alla partenza allo scoccare dell’ora successiva. Chi non conclude il giro in tempo, non riparte o decide di fermarsi viene eliminato; la gara continua così, potenzialmente senza un limite prestabilito, fino a quando rimane un solo concorrente ancora in grado di proseguire.
L’obiettivo della produzione era realizzare il video ufficiale dell’edizione 2025, riuscendo a raccontare non soltanto la partenza e il momento conclusivo della competizione, ma soprattutto ciò che rende questo formato diverso da una normale corsa: il progressivo trascorrere del tempo, la ripetizione dello stesso gesto e il modo in cui, ora dopo ora, il numero dei partecipanti si riduce fino a lasciare un solo atleta in gara.
La principale difficoltà era quindi già contenuta nel regolamento stesso: al momento di iniziare le riprese non era possibile sapere con certezza quanto sarebbe durata la produzione. Nell’edizione 2025, la risposta è arrivata soltanto 37 ore dopo la prima partenza.
Processo
Organizzare una produzione senza un orario di fine.
Coprire integralmente una competizione di questo tipo significa progettare la produzione in modo diverso rispetto a un evento concentrato in poche ore. Non era sufficiente prevedere una troupe per la partenza, alcuni passaggi significativi e l’arrivo finale: per poter raccontare davvero la Backyard era necessario mantenere una presenza continuativa sul campo, accompagnando l’evoluzione della gara anche quando il ritmo dell’evento rallentava e le ore iniziavano ad accumularsi.
Per questo sono stati impiegati due operatori, organizzati in modo da poter alternare riprese e periodi di riposo senza interrompere la copertura. Un furgone camperizzato è diventato la base operativa della produzione, affiancato da un’area dedicata alla gestione delle attrezzature, alla ricarica delle batterie, ai backup del materiale registrato e alle operazioni aeree, con uno spazio controllato per il decollo e l’atterraggio del drone in sicurezza.
Questa organizzazione è diventata particolarmente importante durante le ore notturne, quando uno degli operatori poteva continuare a seguire la competizione mentre l’altro riposava, per poi alternarsi e mantenere una copertura sostenibile anche dopo molte ore consecutive di produzione.
Trattare il tempo come parte del racconto.
La durata non era soltanto un problema logistico da risolvere, ma anche il principale elemento narrativo da preservare. Se il video avesse mostrato esclusivamente la partenza, alcuni passaggi e l’ultimo giro, avrebbe raccontato il risultato della gara senza restituirne davvero l’esperienza.
Le riprese sono state quindi costruite per documentare anche i cambiamenti progressivi che normalmente rischierebbero di sembrare secondari: la luce che scompare, la notte, il ritorno del giorno, una seconda sera che si avvicina, l’area di gara che cambia atmosfera e, soprattutto, il gruppo dei partecipanti che si assottiglia progressivamente.
Per raccontare 37 ore non serviva riprendere ogni minuto, ma raccogliere abbastanza frammenti da rendere percepibile il peso di ogni ora trascorsa.
Mantenere operativa la produzione per 37 ore consecutive.
Una durata simile impone anche una gestione attenta del materiale e delle attrezzature. Batterie, memorie e supporti di registrazione devono poter essere ruotati continuamente, mentre i file già acquisiti devono essere messi in sicurezza senza attendere la fine della competizione.
I backup sono stati quindi eseguiti direttamente sul campo durante lo svolgimento della gara, sfruttando la base operativa predisposta accanto al percorso; allo stesso tempo, il cambio tra gli operatori ha permesso di mantenere la qualità delle riprese anche nelle fasi più avanzate dell’evento, evitando che la stanchezza diventasse un limite proprio quando la competizione entrava nella sua fase più significativa.
La produzione ha potuto così continuare seguendo lo stesso principio della gara: un’ora dopo l’altra, senza sapere quale sarebbe stata l’ultima.
Risultato
Dopo 37 ore consecutive di competizione, il materiale raccolto ha permesso di costruire una narrazione completa della Last Man Backyard Cervia 2025, nella quale il passaggio del tempo diventa parte integrante del racconto: il giorno lascia spazio alla notte, la luce ritorna, cala nuovamente e, mentre il paesaggio cambia, i concorrenti diventano progressivamente sempre meno fino a lasciare l’ultimo atleta ancora in piedi.
Il video finale non racconta quindi soltanto chi ha vinto o quanto è durata la gara, ma prova a rendere percepibile la dimensione della resistenza, mostrando come la stessa partenza, ripetuta ogni ora sullo stesso percorso, assuma progressivamente un significato diverso man mano che il tempo passa.
Per riuscirci, la produzione ha dovuto adattarsi alla stessa incertezza vissuta dagli atleti: predisporre una struttura capace di continuare a lavorare, gestire persone e attrezzature sul campo e mantenere la copertura fino a quando la gara non avesse decretato il suo ultimo concorrente.
In una competizione costruita per non avere un orario di fine, anche il racconto doveva essere pronto a durare quanto la gara stessa.
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